Il giallo di Carnevale

Nella notte tra sabato e domenica del 9 febbraio 1986 a Parma ha nevicato e lo spettacolo della mattina è quasi fiabesco. Michele Mazza, quindicenne, esce di casa presto alla ricerca del padre che gli ha dato appuntamento ma non è passato a prenderlo. Si reca dalla nonna paterna per chiedere informazioni e in via Turchi, proprio sotto casa della nonna, vede la Renault Alpine del padre e nel gelo del mattino scopre il cadavere di Carlo Mazza, immobile nel suo sedile, forse vittima di un malore. Il medico, prontamente allertato dai vicini, ipotizza un infarto o un ictus viste le temperature rigide, ma rimanda all’autopsia per ulteriori accertamenti. 

Cosa ha di interessante un uomo colto da malore in auto in una via centrale di Parma?  Ve lo racconto io, ma andiamo con ordine.

Carlo Mazza e Loredana Rossi

Carlo Mazza ha 52 anni, ed è un noto imprenditore parmigiano a capo della Eurotubi, ditta attiva nel commercio di tubi d’acciaio. È anche noto per essere un inguaribile latin lover, baciato dalla fortuna e con un lungo curriculum di cuori infranti. Nel 1967 ha sposato la ex Miss Parma Loredana Rossi, che gli ha dato il figlio Michele e da cui si è separato dopo pochi anni mantenendo comunque buoni rapporti. Ha un tenore di vita alto: auto potenti, radiotelefono in macchina, lussi ed eccessi. Gli piace la bella vita e in città si racconta che un pomeriggio spese otto milioni di lire solo per tappezzare di rose rosse la sua alcova e fare colpo su una bella donna sposata.

La sera della sua morte Carlo è uscito con un amico, Gianni Ceccherini, con cui condivide l’amore per le donne e la bella vita. Sono grandi conoscitori della notte e dei night club che animano la provincia emiliana e quella sera ne visitano un paio prima di decidere di rientrare intorno alle due di notte. Carlo riaccompagna l’amico alla sua macchina, una BMW, e poi con la sua Renault Alpine si reca a casa della madre dove ha programmato di passare la notte in vista dell’appuntamento con il figlio al mattino. Ceccherini per rincasare passa per la stessa strada e vede l’amico conversare davanti alla sua Renault con una persona che indossa un giaccone militare e un cappello, ma sono entrambi in ombra e non riconosce l’uomo. Inoltre, è tardi e ha fretta di rincasare per cui tira dritto senza pensarci troppo.

Quarantotto ore dopo il decesso, il medico legale pubblica i risultati dell’autopsia. Carlo Mazza non è stato vittima di un malore ma è deceduto per colpa di due piccoli fori di proiettile calibro 6,35 sulla fronte e sulla nuca di cui, inspiegabilmente, nessuno si è accordo al momento del ritrovamento del cadavere. Carlo Mazza è stato ucciso.

Gli inquirenti si mettono al lavoro e seguono diverse piste. Partono dal Ceccherini e battono i locali notturni di Formigine e Bologna dove i due hanno trascorso la serata. Interrogano l’ex moglie, che ha un alibi di ferro e nessun interesse a uccidere Mazza. Parlano con tutti gli amici e parenti, interrogano i semplici conoscenti e la risposta è sempre la stessa: Carlo Mazza è un uomo bello e affascinante, sempre sorridente e disponibile con tutti, amante dei locali e delle belle donne, ma a parte qualche donna delusa o qualche marito tradito nessuno ha motivi concreti per fargli del male.

Gli investigatori cambiano prospettiva e passano al setaccio le sue finanze. Carlo non ha problemi economici e ha sottoscritto ben quattro polizze sulla vita. Due sono a vantaggio della madre e del figlio. Le altre sono a ben

eficio di due donne che si scoprono subito essere due sue amanti. La prima è stata legata sentimentalmente a Francis Turatello, soprannominato “Faccia d’angelo”, un criminale milanese noto per la sua ferocia e capacità organizzativa, che a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 è stato uno dei boss più temuti della città. Turatello è stato assassinato in prigione quattro anni prima ma c’è chi è pronto a scommettere che tra i suoi fedelissimi ci sia ancora qualcuno disposto a vendicarne l’onore. È la donna stessa a smentire le chiacchiere e a indirizzare le indagini verso la seconda amante, una polacca con passaporto tedesco che vive a Parma e si chiama Katharina Miroslawa.

Katharina Miroslawa

Katharina ha 25 anni, ed è arrivata a Parma nei primi anni ’80.  Con il marito Witold Kielbasinski, 12 anni più grande, infiamma le notti dei locali notturni di tutta Europa con uno spettacolo dal titolo Victor&Virginia che termina sempre con lei nuda sul palco e uno stuolo di ammiratori in fibrillazione. Katharina è una bellissima donna dal corpo sinuoso e dallo sguardo magnetico ed è molto facile innamorarsi di lei e perdersi nei suoi occhi verdi. La coppia ha un figlio, Niki, che Katharina ha partorito appena diciottenne e che vive a Monaco con la nonna materna. 

Carlo e Katharina si incontrano per la prima volta nell’estate del 1984, allo Shilling di Modena, noto night club emiliano e meta abituale dell’uomo. Carlo se ne invaghisce subito ma non può completare il suo corteggiamento perché la donna riparte la sera stessa. In autunno Katherina e Witold si separano, sia come coppia che artisticamente: lui si stabilisce ad Amburgo, per essere vicino al figlio, lei continua a esibirsi come ballerina e spogliarellista. Carlo la rincontra sempre allo Shilling nel gennaio del 1985 e si offre di riempire il vuoto della donna.

Katharina Miroslawa

Nei primi mesi la frequentazione è saltuaria, quasi occasionale. Si vedono per lo più al night e poi concludono la serata in albergo. Col tempo le cose però cambiano: lui le procura un Bancomat con cui accedere al proprio conto, la convince a spostarsi da Modena a Parma, in una zona centrale della città le affitta un appartamento in cui può stabilirsi e dove saltuariamente convivono. Per compiacere Carlo, Katherina gradualmente lascia il suo lavoro e sogna il riscatto accanto a un uomo che l’ami.

Katharina Miroslawa

La nuova coppia vive pienamente il loro amore: viaggiano e si divertono, lui la riempie di premure e regali, lei ricambia il suo amore con devozione assoluta. Carlo stipula una polizza di un miliardo, valida anche in caso di morte violenta, a favore della donna e le passa un vitalizio di cinque milioni di lire al mese. Katherina passa una cospicua parte di questi soldi all’ex marito, che nel frattempo ha perso il lavoro e non se la passa bene, e al figlio tramite la madre. Carlo è all’oscuro che la bella amante non ha chiuso del tutto con la sua vita passata.

Il 3 febbraio Katherina si reca ad Amburgo a trovare la madre e il figlio prima di partire per le Mauritius: lei e Carlo hanno pianificano una vacanza e partiranno il 12 febbraio. La sera dell’8, poche ore prima che Carlo venga assassinato, si sentono per l’ultima volta al telefono. Due giorni dopo, richiama Carlo ma le risponde la cugina che la informa della morte del suo amato. Rientrata in Italia di corsa e all’aeroporto di Linate viene arrestata e portata in questura a Parma. A Monaco di Baviera, con una richiesta di arresto internazionale, viene fermato anche Witold. Per gli inquirenti il quadro è chiaro: a uccidere Carlo è stato Witold, Katharina la mandante, la polizza sulla vita da un miliardo che l’imprenditore aveva intestato alla donna è il movente.

katharina-miroslawa-ex-marito-witoldIl 15 maggio del 1987 però la Corte d’Assise di Parma, con sentenza di primo grado, assolve entrambi per insufficienza di prove. Il loro alibi non lascia spazio a interpretazione: erano entrambi in Germania e non possono aver eseguito il delitto. Sulla stampa, in televisione e soprattutto in tribunale Katharina si mostra afflitta e innamorata ma anche lucida e incrollabile. Sostiene con forza che Carlo la amava davvero e che dalla spartizione di quel miliardo non avrebbe ricavato molto visto che con il suo lavoro da spogliarellista guadagnava comunque molto bene e non aveva bisogno di soldi. È amareggiata da coloro che la trattano da mantenuta, alla stregua di una prostituta, è piena di collera e risentimento per il mancato riscatto di una nuova vita in Italia che sentiva oramai alla portata.

Incassata l’assoluzione, Katharina avanza richiesta per riscuotere la polizza sulla vita di Carlo. La compagnia di assicurazione, la Helvetia, le offre però 600 milioni per non approfondire le indagini e chiudere subito la pratica. La donna si trova di fronte a una decisione difficile: accettare la proposta equivarrebbe a un’ammissione di colpevolezza quando una sentenza l’ha proclamata innocente. Decide quindi di proseguire per la sua strada e rifiuta la proposta chiedendo tutto il denaro.

Di fronte al rifiuto, Helvetia avvia un’indagine privata e scopre che la mattina del 7 febbraio 1986, presso un’agenzia di autonoleggio Hertz di Monaco, Zbigniew Miroslawa, detto Zibi, fratello di Katharina, ha noleggiato un’auto che è stata restituita il 9 sera ad Amburgo dopo aver percorso 2243 chilometri, compatibili con il percorso Monaco-Parma-Amburgo. Sul registro della Hertz risulta anche un secondo autista, Dimosthenis Dimopoulos, cittadino greco residente in Germania.

Zibi dice di non saperne niente, di avere solo consegnato l’auto al cognato ma durante una perquisizione nella sua abitazione a Monaco la polizia trova una pistola calibro 6.35. Dall’analisi dei proiettili la scientifica esclude che sia l’arma del delitto ma viene giudicata del tutto simile. Sarebbe quindi una seconda pistola, identica a quella di Zibi ma mai ritrovata, ad aver ucciso Carlo. A confondere ulteriormente le acque c’è anche un supertestimone, Klaus Muckl, omosessuale amico e coinquilino Zibi, il quale testimonia in aula che il fratello di Katharina l’avrebbe pregato di dire alla polizia che non si era mosso da casa durante quel fine settimana di Carnevale.

A questo punto la situazione diventa confusa. Katharina racconta di aver confessato all’ex marito il suo amore per Carlo nei primi giorni di febbraio e dell’intenzione di partire insieme per una vacanza alle Mauritius da lì a poco. Per la donna Witold, che durante il primo dibattimento aveva negato di essere a conoscenza della relazione, colto da un momento di rabbia ha minacciato di ucciderli entrambi per gelosia ma lei non gli ha dato molto peso. Continua a mostrarsi innamorata e afflitta ma per i magistrati sta solo cercando di spostare il peso della colpa da sé stessa all’ex marito.

Katharina Playman

Da quando è stata indagata per l’omicidio di Carlo, Katharina diventa l’ossessione dei giornali e delle TV. I quotidiani le dedicano ampie pagine, con interviste e servizi posati, finisce sulla copertina di Skorpio e Playman, è spesso in televisione dove proclama la sua innocenza. Questa sovraesposizione però non le giova: nella mente dell’opinione pubblica si fa strada l’idea della mangia uomini bisognosa di attenzioni e assetata di denaro che usa il suo corpo e la sua bellezza per raggiungere i suoi scopi.

Il 27 maggio 1991 la Corte d’Appello di Bologna giunge a una conclusione: Katharina è la mente del piano, intenzionata a riscuotere il premio assicurativo prima che Carlo la lasci per passare tra le braccia di un’altra donna, Witold, geloso della moglie e in gravi difficoltà economiche, è l’esecutore materiale, Zibi ha aiutato la sorella fornendo auto e arma, Dimopoulos ha fatto da complice. Sono tutti condannati: 24 anni per Witold, 21 per tutti gli altri.

Ma i colpi di scena non sono finiti: il 17 dicembre 1991 la prima sezione penale della Cassazione annulla la sentenza perché ritiene che la colpevolezza dei quattro sia stata dichiarata sulla base di indizi che non erano “univoci, gravi e concordanti”. Tutto da rifare. Il 30 giugno 1992 la Corte d’Appello di Bologna conferma tutte le condanne del precedente giudizio, ma assolve con formula piena Dimopoulos. Sentenza confermata l’anno successivo dalla Cassazione. Nel frattempo, Witold e Katharina sono scomparsi. L’uomo viene arrestato quattro mesi dopo in Germania, per la bella Katharina inizia una latitanza durata otto anni, quando viene arrestata in Austria e condotta nel carcere della Giudecca a Venezia.

Cristina Crì

Si definisce una donna innamorata: innamorata della propria famiglia, del proprio lavoro, della vita. Innamorata del suo Andrea. Viaggia spesso per lavoro e piacere e nel poco tempo libero ama leggere, scrivere e collezionare intimo con cui stupire il suo lui.

Architetto e scrittrice, di base a Milano, vive e lavora gran parte dell’anno nella Penisola arabica dividendosi fra la passione per il design e quella per la scrittura.

La trilogia “Il mio Andrea” sorprende il pubblico con un romanzo autobiografico di profonda introspezione che porta il lettore per mano nei difficili meandri dell’amore incestuoso.

Liberatevi da ogni preconcetto e non potrete non amare i suoi personaggi. Calatevi senza pregiudizi nelle sue storie d’amore in cui il sesso, tanto, di qualità e ben raccontato, sarà di ispirazione per i vostri rendez-vous più peccaminosi.